giovedì 3 luglio 2014

La complessa e onirica geometria del Reposoir di Caccia

Per la serie quando meno te lo aspetti .......
Chi avrebbe mai sospettato che una tranquilla scampagnata, in una tiepida e alquanto anomala giornata estiva, ci avrebbe messo di fronte cotanta meraviglia?

Veduta frontale

Ci troviamo di fronte ad un lodevole esempio di Eclettismo ottocentesco. Ricordiamo che Torino, proprio in coincidenza all'emergere nel ruolo di capitale italiana, divenne un polo di sperimentazione dell'Eclettismo internazionale. Anzi, se pensiamo alle stazioni ferroviarie (Porta Nuova e Porta Susa), ai principali corsi (Corso Vittorio Emanuele, Corso San Maurizio) e alle piazze (Piazza Carlo Felice, Piazza Statuto) ci possiamo subito rendere conto di quanto Torino sia città eclettica.

Questo eclettismo predomina anche sconfinando nella provincia ed eccone a voi una chiara dimostrazione ...


A noi ha ricordato molto un castello fiabesco; ci ha ammaliato fin dal primo momento in cui i nostri occhi si sono posati sopra come se fossimo vittime di un sortilegio. Che dire poi del cielo minaccioso, una sorta di plumbeo sfondo cartaceo che accentua maggiormente questo aspetto incantato.

Ed invece trattasi di un Reposir di Caccia, quei villini che i re si facevano costruire per il ristoro durante le battute di caccia. Non fatevi fuorviare dal nome francese avremmo anche potuto intitolare il post "l'elegante padiglione di caccia", ma ammettiamolo, fa più cool utilizzare qualche francesismo :-)
L'impianto architettonico è fantasioso e molto bizzarro. Costruito con una geometria assai complessa: la pianta ha una base triangolare, con tre torri cilindriche ai vertici, formando così un vano esagonale.

Retro

Veduta laterale
Sommità di una delle tre torri
E come resistere alla tentazione di entrare a dare una sbirciatina .......
(ci teniamo a rimarcare il fatto che non è stato arrecato alcun danno di tipo materiale alla struttura)

Ciò che più incute timore nell'addentrarsi in una dimora deserta sono gli spazi vuoti, le ombre, i lunghi corridoi è la cosiddetta "angoscia del vuoto". Voi che ne pensate?



Quale porta scelgo? La 1, la 2 oppure la 3?

Giochi di specchi e di riflessi ......


Lo specchio è un simbolo dai molteplici significati: riproducendo l'immagine di chi o cosa si pone davanti ad esso, è un simbolo di una seconda realtà e del doppio; gli specchi replicano il mondo, lo duplicano invertendo sinistra e destra. E' come una porta tra due mondi, quello conosciuto e un universo parallelo, spesso collegato al regno dei sogni (quest'ultimo solitamente ha delle leggi fisiche differenti o opposte rispetto a quelle del mondo reale).

Dobbiamo proprio ammettere che per un attimo ci siamo calati nei panni dell'Alice protagonista della celebre opera di Lewis Carroll "Attraverso lo specchio".....
Illustrazione di John Tenniel



E restando in tema di sogni che dire di queste scale a chiocciola ......



Lo sapevate che sognare di salire una scala denuncia il desiderio o il bisogno di raggiungere una meta o di elevarsi dalla propria condizione attuale? Secondo Freud, invece, il salire e scendere la scala era una rappresentazione del coito e della sessualità del sognatore alla ricerca di un appagamento. (In greco scala diventa climax = orgasmo, apice del piacere)

Dal nostro lato possiamo dire che salire queste scale ci è sembrato quasi come una salita attraverso la gerarchia degli stati dell'essere .......



Beh la visita a questo luogo resterà viva in noi come un abbagliante allucinazione, è stato come attraversare un'invisibile linea di demarcazione tra realtà e sogno. Ecco ancora altri scatti ...









 Continuano le geometrie, in questo caso rigorosamente regolari .......


Si conclude così questa nostra onesta e genuina visita. Non potendo menzionare e citare le nostre fonti, vogliamo ringraziare due persone che ci hanno accompagnato in questa fiabesca avventura e dire che parte del post è anche merito vostro, grazie.




Ora lasciamo riposare il Reposoir ..........