lunedì 27 ottobre 2014

Palazzo del Lavoro - Italia '61

Torino, quarto comune italiano per popolazione (con i suoi  901.556 abitanti) è da sempre considerata uno dei maggiori poli turistici, artistici, culturali e scientifici dello Stato. Come tante città del Bel Paese soffre di un'epidemia dell'abbandono/incuria che sembra non conoscere limiti e in grado di varcare confini regionali con assoluta leggerezza, e il cui possibile antidoto sembra poter essere la "riqualificazione urbana". 

Nell'ultimo anno abbiamo letto diversi siti e testate giornalistiche che si sono occupati del capire a quale destino potesse andare incontro il celebre Palazzo dell'Esposizione Internazionale del Lavoro, più semplicemente conosciuto come Palazzo del Lavoro-Italia '61.
E noi che vi abitiamo a pochi km di distanza, abbiamo voluto intraprendere una gitarella fuori porta per guardare con i nostri occhi quell'enorme spazio che è insieme chiuso e spalancato.


Noto anche come Palazzo Nervi (dal nome del suo autore, l'ingegner Pier Luigi Nervi) è stato uno dei principali padiglioni per le celebrazioni del Centenario dell'Unita d'Italia, il cui tema centrale era l'Italia e il lavoro. Questo edificio più di altri si distinse in quanto pregevole esempio di struttura espositiva sia per dimensioni (occupa una superficie di circa 25.000 mq) sia per innovazione tecnologica (un esempio ne sono gli snelli pilastri a fungo prefabbricati che sostengono la copertura del salone centrale).


Curiosità: l'edificio misura esattamente 100 metri per 100 metri; la struttura si compone di 16 elementi modulari con copertura a base quadrata poggianti su un ugual numero di pilastri di cemento alti 25 metri rastremati in altezza.


Questo edificio all'avanguardia nel corso degli anni ha vissuto diverse stagioni, intervallate da pause più o meno lunghe. Molto utilizzato dalla città di Torino per ospitare eventi fieristici, mostre, esposizioni internazionali, alcuni uffici del B.I.T. (Bureau International du Travail)-Agenzia della Nazioni Unite. Ospitò anche una sezione distaccata della Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Torino fino al 2008.



Dal 2009 è stato occupato ancora da sporadiche attività commerciali, tra le quali anche una discoteca, e sede di alcune associazioni ma a causa dei considerevoli costi di manutenzione e di gestione è stato, anno dopo anno, del tutto bistrattato e versa oggi in uno stato di incuria totale. Neppure le Olimpiadi Invernali del 2006 hanno rappresentato quella buona occasione per riuscire a farlo ritornare in auge come ai tempi dei fasti splendori.







Questo insigne palazzo oggi ci offre un'immagine di sé calante, in forte declino decadentista che non si armonizza per nulla con la ventata d'aria fresca apportata dalle Olimpiadi appunto. Le attuali condizioni fatiscenti hanno aperto tutta una serie di interrogativi su di un eventuale possibile riutilizzo della struttura e di una sua rinascita. Quest'estate molti quotidiani locali e siti internet hanno pubblicato articoli tutti con un unico comune denominatore: la possibile riconversione del Palazzo del Lavoro in un grande centro commerciale.




Mentre fuori le automobili incrostate di smog continuano imperterrite a sfrecciare per la strada, qui dentro il tempo viene meno, estromette il mondo ma si infiltra in una profondità vertiginosa.
Cosa resta adesso di questa grande struttura arrugginita?  Lo scenario che si presenta all'interno fa restare davvero attonito l'osservatore. Vige un caos totale e gli occhi fanno fatica a concentrarsi su di un particolare. Ogni area è colma della qualunque: vetri rotti, sedie, poltrone, carrelli della spesa, cartelloni, tavoli, mobili, fogli di carta ......











Resti di scenografie teatrali ........



E' tutta una questione di perfetto equilibrio...


Anche dentro il Palazzo del Lavoro si festeggiava il Natale!


La vita è fatta di scale: c'è chi scende e c'è chi sale!



 Veduta dall'alto.

In caso di incendio.



I suoni e gli odori, la luce e la polvere sospese smorzano i colori in tristi e malinconiche sfumature.
Le nostre voci riecheggiano in quell'ampio spazio tra brutti mobili impiallacciati, tristi sedie venate di profumi sgradevoli mentre i marciapiedi e i palazzi là fuori sono intrisi di indifferenza.


Viviamo in un mondo di optional, fatto di plastica, di caos ordinato, dove la corsa all'oro è stata sostituita dalla corsa al petrolio, dove alla ristrutturazione e al restauro si tende a prediligere l'incuria e la nuova costruzione, un'affannata maratona edilizia atta a far colare cemento in ogni dove.



"Una tenda che sventola, diventa pesante quando soffia forte il vento dell'abbandono."
P.P.V.



Nota: 
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