martedì 23 settembre 2014

Monastero di M.G. - Accolti da un religioso silenzio

Spesso i nostri post hanno per protagoniste vicende legate al sacro, inteso in tutte le sue forme. Ed ecco che allora non poteva mancare un'avventura in un ex-monastero di clausura. 

Comincia tutto una lenta domenica pomeriggio d'inizio estate. Avevamo appreso dell'esistenza di un convento di clausura abbandonato ma ancora "stranamente" in buono stato e quindi la voglia di appagare la nostra curiosità ha fatto poi il resto. Coinvolgendo il nostro amico S. abbiamo percorso km di asfalto e siamo giunti a destinazione. 

Dopo aver attraversato un lungo viale alberato nel silenzio più totale eccoci davanti ad un ossidato cancello in ferro battuto che conduce all'immenso complesso monastico.


Statua della Madonna posta proprio dinnanzi al viale 
Viale alberato che conduce al convento

Le cose che ci hanno colpito maggiormente da subito sono state il rigoroso silenzio e la sensazione di pace che regnavano nell'aria e l'enormità del complesso.

Camminando all'esterno ci si districa tra i molteplici cortili interni, con fontane e statue, rimesse agricole, frutteti.







CLAUSURA = dal latino "claudere" (chiudere). E' l'obbligo che i religiosi di alcuni ordini si assumono nella professione dei voti, di non uscire dal monastero. Per i più curiosi condividiamo con voi il fatto di aver appreso che esiste la clausura passiva (che non consente l'ingresso in monastero di esterni) e la clausura attiva (che proibisce l'uscita dal monastero). Per gli uomini la clausura è passiva mentre per le donne è sia attiva che passiva.



Nell'ormai lontano 1903 le monache Certosine, espulse dalla Francia, iniziarono ad insediarsi nella struttura e poi nella primavera del 1998 l'ordine certosino lo diede in dono all'Istituto diocesano per il sostentamento clero di Torino. Da allora in poi pare sia rimasto dimenticato da tutti, eccezion fatta per alcuni contadini, proprietari della vicina cascina, che ancora utilizzano i cortili come rimessa.
Rispetto ai posti che siamo soliti visitare dobbiamo ammettere che, nonostante gli evidenti segni dell'incuria e della trascuratezza, tutto sommato riversa ancora in un discreto stato di conservazione. Certo è che alla lunga, se non verrà messa in campo alcun azione di intervento per la sua conservazione, sarà destinato a perire in un eterno silenzio.

La chiesa







L'abside della certosa custodisce una vera e propria chicca. Su di essa è possibile ammirare un dipinto datato 1951 opera dell'eclettico, sensibile, raffinato ed elegante artista Michele Baretta, una figura di assoluta importanza nel panorama culturale piemontese del '900.





Al di fuori della chiesa ci siamo imbattuti in due splendidi altorilievi, ancora assolutamente in perfetto stato di conservazione.














Salendo una delle tante rampe di scale presenti ci siamo imbattuti anche in una statua di San Bruno, fondatore dell'Ordine dei certosini. 


A volte bisogna anche saper guardare in alto per scoprire cose belle!


La colomba, animale dalla natura dolce e mite, simbolo di purezza e innocenza. Ha poi assunto il ruolo di simbolo dello Spirito Santo, ne è un efficace esempio l'affresco da noi fotografato. 


Ci siamo trovati ad attraversare diversi lunghi e stretti corridoi (più o meno bui) molto claustrofobici.




In alcune stanze abbiamo trovato vecchi libri consumati dalla polvere e dal tempo tutti di materia religiosa. 



Ed eccoci all'interno della stanza del priore, che ricordiamo rivestire un ruolo fondamentale all'interno della Certosa, essendo il vice dell'abate, l'autorità massima.
Su di un tavolo in legno, resta ancora aperto e immobile un libro con tanto di candela e pinza per girare le pagine. Il tutto ci ha ricordato un pò il celebre film del 1986 Il nome della rosa, tratto dall'omonimo romanzo di Umberto Eco del 1980.




Mai dimenticare le chiavi appese alla porta!


Impossibile raggiungere il chiostro, il luogo deputato alla meditazione (per questo vi vige la regola del silenzio) servendo alle monache da deambulatorio e riparo. Circondato da portici sostenuti da colonne e pilastri, costituisce il fulcro del monastero, infatti su di esso si affacciano gli edifici più importanti, come la chiesa, il refettorio e il dormitorio.


Un confessionale?

Cosa curiosa: in una stanza, adibita forse a ripostiglio, abbiamo ritrovato alcuni progetti realizzati dalla Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino.


La cucina e le dispense. Nessun monastero poteva definirsi completo senza le sue dispense per conservare il cibo.


Vasetti forse un tempo utilizzati per conservare squisite marmellate fruttate prodotte dalle monache.



Alcune delle tante raffigurazioni e rappresentazioni sacre che tappezzano le mura del monastero


Altra statua dedicata alla Madonna che si incontra girovagando all'interno.




Ecco il reperto chiave. Un calendario datato 1998, l'anno in cui l'ordine religioso si trasferì nella Certosa di Vedena sancendo di fatto l'abbandono del complesso.



Oltre alla svariate immagini sacre disseminate qua e là, è possibile osservare un quadro in memoria di Giuseppe Agostino Benedetto Cottolengo, presbitero fondatore dell'istituto di carità Piccola casa della Divina Provvidenza, meglio conosciuta come Cottolengo appunto, il cui motto era Caritas Christi urget nos! ("L'amore di Cristo ci sprona", San Paolo, 2Cor 5,14). Proprio per le sue opere di carità sociale fu proclamato santo della Chiesa cattolica il 19 marzo 1943 da papa Pio XI.


Dove un tempo si tesseva...



Ecco che salendo ai piani superiori si arriva nella zona delle celle. 



All'interno le celle sono completamente vuote, alcune sono chiuse dall'interno e pertanto impossibile entrarvici, altre completamente buie. Solo qua e là è possibile imbattersi in qualche resto quale una lampada semirotta, una caraffa in plastica appoggiata su di un davanzale, 


I gabinetti abbiamo potuto constatare che erano separati dagli edifici principali, solitamente raggiungibili percorrendo corridoi o rampe di scale.





Numerosi gli spazi adibiti a magazzino/cantina/rimessa che a dir si voglia.





Nel sottotetto, oltre all'estenuante cappa di calore da far impallidire una sauna finlandese e un bagno turco messi assieme, abbiamo fatto incontri interessanti e alquanto angoscianti. Che ne dite di questa sedia con tanto di rotelle? A noi è parso quasi di avvertire la presenza di uno spirito ancora seduto lì immobile intento ad osservarci brrrrrrrrrrr......



E la porta del tabernacolo che ci fa qui?

Cassetti pieni di chiavi arrugginite

Colto da un'illuminazione embrionale! Vivamente sconsigliato ai claustrofobici.




Che dire siamo stati accolti e accompagnati per tutto il tempo della nostra permanenza da un religioso silenzio. Quello stesso silenzio che ci ha fatto tornare indietro nel tempo e che per un paio d'ore ci ha fatto dimenticare il fracasso e il caos cittadino. E' stato bello immedesimarsi nello stile di vita condotto dalle monache. Pensare a come scorreva la routine quotidiana prima che diventasse uno dei tanti posti lasciati soccombere in preda al feroce attacco dell'implacabile scorrere del tempo. Ne è una palese dimostrazione il laghetto ormai diventato una poltiglia di fango.




"Nella vita, come nell'arte, è difficile dire qualche cosa che sia altrettanto efficace del silenzio."

Ludwig Wittgenstein




Nota: 
Per fare queste foto e scrivere questo post ci siamo addentrati con il solo ed unico scopo documentaristico. Non sono stati effettuati atti di vandalismo, sottrazione impropria o qualsiasi altra attività che non fa parte del nostro modo di agire. Il luogo è stato visitato con il pieno rispetto e con la massima attenzione. 

Nessun commento:

Posta un commento