lunedì 9 giugno 2014

L'Inesploso Inesplorato alias Ex Dinamitificio Nobel

Ci sono ricordi che restano in un apparente stato di apnea dentro noi, ma poi arriva quell'attimo in cui vogliono tornare a galla, e respirare.... E quando si cresce tornano alla mente anche quelle gitarelle fuori porta che si facevano con i propri genitori, magari all'avventura, in posti che ci sembravano immensi e labirintici. E ci si accorge che quei posti son ancora lì e proprio come su di noi anche su di loro il tempo sta svolgendo il suo lavoro imperterrito. Oggi vi vogliamo portare lì dove riposano alcuni nostri ricordi.

Ci piacerebbe iniziare questo post facendo il verso all'inizio di un classico della letteratura italiana "Quel ramo del Lago di Avigliana...." ma poi parliamoci chiaramente chi di noi, torinesi e non, non ha mai fatto una passeggiata romantica in compagnia del proprio partner ai Laghi di Avigliana? Ebbene inizia tutto da qui.....
ad est della palude dei Mareschi. 



Avigliana deve la sua fama, oltre che per i magnifici Laghi, anche per il fatto di essere stata sede della più importante fabbrica mondiale di esplosivi degli anni '40. Ma partiamo dall'inizio.
Il complesso, tra i primi stabilimenti industriali di Avigliana, rappresenta uno degli esempi più interessanti di architettura industriale d'inizio secolo. Inizialmente denominato "Società Anonima per la fabbricazione della dinamite, brevetto Nobel". In seguito, grazie ad un gruppo di cinque banchieri parigini e della Società Alfred Nobel di Amburgo, si arrivò alla realizzazione dello stabilimento, che venne completato nel 1873.

Locandina che pubblicizza il dinamitificio
Giusto per rendervi l'idea della laboriosità del complesso, vi diamo i numeri: 600 kg di dinamite giornalieri, questo il quantitativo che veniva prodotto dalle braccia di circa 250 operai.
Lo stabilimento era davvero enorme: depositi, laboratori, magazzini per non parlare dell'intrinsecata rete di cunicoli e gallerie scavati nella montagna.
Durante il secondo conflitto mondiale l'area fu teatro di bombardamenti e soggetta ad azioni partigiane. Poi con la successiva crisi delle commissioni militari ebbe inizio il progressivo decadimento del complesso che ultimò la produzione nel 1965.

Quel che resta...... 



Importante consiglio: quando vi vengono in mente strane idee sappiate che non è sempre il caso di attuarle o meglio prendete sempre in seria considerazione tutte le variabili (quali condizioni meteorologiche, abbigliamento consono alla situazione, luogo in cui ci si deve recare ......). Nel nostro caso, ad esempio, tasso di umidità pari a quello di una foresta amazzonica, zanzare ed insetti vari più famelici che mai, arbusti e rovi con spine degne degli antichi arcolai condite il tutto con pantaloni corti e t-shirt e otterrete un effetto che manco un weekend da bollino nero in autostrada può reggere il confronto. E, soprattutto, quando vi si dice che non sempre il percorso più breve è il migliore, ecco, niente di più sbagliato! :-)

Dopo la fatica per arrivare sul posto, possiamo dire con tutta franchezza che ci è sembrato di trovarci di fronte ai resti di un relitto abbandonato da tempo immemore.

Ad accoglierci, un piccolo caseggiato, a pianta quadrata, scarno ma con una vecchia vespa, ormai arrugginita dal tempo, posta quasi come cane da guardia:





Per un paio di ore abbiamo avuto la sensazione di esserci potuti immergere totalmente nella realtà di questa singolare fabbrica. Quella che ci siamo trovati di fronte è stata un'atmosfera ombrosa, umida, quasi soffocante. Nonostante siano ormai quasi interamente coperti da piante parassite, i fabbricati abbandonati riescono ancora a conservare la memoria della preparazione di composti letali (ricordiamo che qui si preparavano acido nitrico e acido solforico al fine di produrre nitroglicerina e dinamite!).




Attraversare si, attraversare no? Questo è il dilemma!

arbusti e rovi abbracciano gli edifici dell'impianto








 I quasi "Interni" ....
 Impianti quasi del tutto smantellati. Macchinari scomparsi. Solo giganteschi locali deserti......
 Eppure riusciamo ad essere colpiti da questo affascinante quanto particolare impianto industriale!



















Scale di metallo dai gradini sottili e friabili come un cracker. Piantate a sbalzo nei muri, protese nel vuoto.
(un'esperienza adrenalinica salirle!!!)




 



Come non lasciarci scappare l'occasione di entrare all'interno di una delle tante gallerie ai margini del bosco! Ancora oggi è un'esperienza angosciante e soffocante attraversare quel dedalo di cunicoli. In quel silenzio assordante paiono ancora avvertirsi presenze enigmatiche.



Ci siamo addentrati e mossi come se fossimo i protagonisti di uno dei tanti survival-adventure games. L'unico rumore che abbiamo sentito tra queste mura è stato quello degli scatti della nostra macchina fotografica ma in realtà faceva solo da sottofondo a quel freddo silenzio che nasconde e frantuma.